Libero è il mio canto: il pugliese Francesco Lotoro dirige al Parco della Musica di Roma le opere delle compositrici deportate.

Un concerto in prima mondiale assoluta per raccontare una delle pagine meno conosciute della storia del Novecento: quella che ha per protagoniste donne internate fra il 1933 e il 1945 nei lager tedeschi, nei gulag russi, nei campi giapponesi e africani; donne ebree, tedesche, polacche, ungheresi, italiane, olandesi, britanniche, australiane, sovietiche e rom. Donne che nella “banalità” dell’orrore bellico custodivano in sé un “dono” particolare: ossia la capacità di comporre musica, prerogativa che riuscirono ad esprimere talvolta col consenso degli aguzzini o, molto più spesso, di nascosto. La loro esperienza, vissuta ai margini di un abisso il più delle volte senza ritorno, ha lasciato pagine musicali di grande bellezza e interesse artistico, che ora rivivono grazie all’iniziativa del musicista pugliese Francesco Lotoro da circa trent’anni impegnato a raccogliere e a trascrivere musiche composte dagli internati nei campi durante gli anni della seconda Guerra Mondiale, fino a dar vita, nella sua Barletta, alla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (ILMC), alla quale fa capo il progetto Cittadella della Musica Concentrazionaria, il più grande Hub internazionale sulla materia. Una parte di questa cospicua produzione per lo più inedita e sconosciuta – che ad oggi include 8000 opere musicali e 10 mila documenti – sarà al centro del concerto che si terrà a Roma, all’Auditorium Parco della Musica, il prossimo mercoledì 16 gennaio 2019 (Sala Sinopoli, ore 20.30).