Chi siamo2019-01-14T15:12:50+00:00

Chi Siamo

La Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (ILMC) nasce nel 2014 con lo scopo di ricercare, catalogare, registrare, pubblicare e promuovere la musica concentrazionaria.

Chiamasi musica concentrazionaria l’intero corpus musicale (lirico e sinfonico, cameristico dal duo al nonetto, solistico, liederistico e corale; cabaret, jazz, canto religioso, popolare e tradizionale, parodia, opere frammentate e incomplete, musica obbligata ossia scritta su ordine dei comandanti tedeschi o dei Kapò nei Campi, opere ricostruite dopo la Guerra) creato in tutti i Campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari militari, navi e logistics rimodulate in luoghi di detenzione e prigionia a breve/medio/lungo termine, POW Camps, Stalag, Oflag, Dulag aperti sia da Terzo Reich, Italia, Giappone, Repubblica di Salò, regime di Vichy e altri Paesi dell’Asse che da Gran Bretagna, Francia, Unione Sovietica e altri Paesi Alleati in Europa, Africa coloniale, Asia e Oceania dal 1933 (anno di apertura del Lager di Dachau) al 1953 (morte del dittatore sovietico Josif Stalin) da musicisti di qualsiasi estrazione professionale e artistica nonché provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale e religioso (ebrei, cristiani, Sinti e Roma e altri gruppi appartenenti al popolo Romanès, Euskaldunak o del popolo basco, Sufi, Bahá’í, quaccheri, geovisti, comunisti, disabili, omosessuali, prigionieri civili e militari) e che siano stati discriminati, perseguitati, imprigionati, deportati, uccisi o che siano sopravvissuti.

La musica concentrazionaria inizia nel primo Lager del Reich e termina nell’ultimo Gulag dell’Unione Sovietica; nel mezzo 20 anni tragici e inquietanti per l’Umanità, durante i quali intere generazioni di intellettuali, artisti e musicisti persero la vita per le più diverse motivazioni discriminatorie o sopravvissero a drammatiche situazioni umanitarie, lasciando alla posterità un testamento musicale di difficile gestione.

La musica concentrazionaria è da considerarsi autentico Patrimonio dell’Umanità, occorre agire perché le future generazioni usufruiscano di tale fenomenologia artistica come un legittimo Bene culturale; essa è una delle più importanti eredità della Storia universale ricevute dalla fenomenologia deportatoria.
Sullo scaffale della musica del sec. XX di una immaginaria biblioteca di Storia della Musica mancava la musica concentrazionaria, pertanto la storiografia musicale dovrà essere riscritta alla luce di questa voragine aperta dal recupero della musica scritta in cattività dal 1933 al 1953.

L’ascesa del nazionalsocialismo e la progressiva destalinizzazione dell’Unione Sovietica si ritrovano ai lati opposti di un gigantesco disegno storico il cui fattore comune è la creatività artistica in cattività civile e militare; la principale ragione storica che obbliga il ricercatore a estrarre coordinate storiche e geopolitiche della fenomenologia musicale concentrazionaria a partire dal 1933 è la medesima che induce a estendere il compasso cronologico sino al 1953 ossia la profonda interconnessione degli eventi storici e della fenomenologia deportatoria nazifascista e stalinista che trovano in deportazione,  confino, internamento e annichilimento psico–fisico la propria tragica piattaforma di visione sociale.

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Organigramma

SOCI FONDATORI: Francesco Lotoro, Grazia Tiritiello, Daniele Barchetta, Paolo Candido, Roberto Piccolo, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI).

PRESIDENTE: Francesco Lotoro

VICE PRESIDENTE: Grazia Tiritiello

SEGRETARIO GENERALE: Daniele Barchetta

Francesco Lotoro

Francesco Lotoro è il fondatore e Presidente della Fondazione. Pianista italiano nato a Barletta nel 1964, diplomato in pianoforte presso il Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari, ha proseguito gli studi pianistici presso l’Accademia di Musica F. Liszt di Budapest con Kornél Zempléni e László Almásy perfezionandosi con Viktor Merzhanov, Tamas Vasary e Aldo Ciccolini.

Ha ricostruito musica e testo del Weihnachtsoratorium per soli, coro e pianoforte di Friedrich Nietzsche, considerato un classico della filologia musicale contemporanea, eseguito e registrato sia con il Coro della Radio Svizzera Italiana che con l’Ars Cantica Choir nonché pubblicato in partitura dalla Editrice Rotas.

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