Venerdì 8 Marzo 2019, alle ore 21.00, presso l’Auditorium Casa dell’Economia (Camera di Commercio di Lecco – Via Tonale 28/30) di Lecco, si terrà il concerto “All’ombra delle tue ali” in ricordo del Giorno della Memoria. Il concerto prodotto da Intergea e dalla Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (ILMC), è patrocinato dal Comune di Lecco e dalla Fondazione Cariplo. Ingresso libero. Interpreti: Complesso d’archi dell’Orchestra Sinfonica di Lecco diretto dal M° Francesco Lotoro; baritono: Angelo De Leonardis; oboe: Marino Bedetti; violini: Stefano Grossi e Antonello Molteni. In programma musiche di Zrzavy, Schul, Goué, Coppola, Flothuis, Grunfeld, Kropinski, Hilsley, autori che hanno vissuto il dramma dei campi di prigionia e di sterminio della 2a Guerra Mondiale, all’interno dei quali la musica ha rappresentato per molte persone – poche delle quali sopravvissute – l’ultimo ma potente strumento di resistenza contro l’annientamento totale del corpo e della mente.

Ingresso della Camera di Commercio di Lecco

Alla ricerca della musica scritta nei lager, fra i cui documenti si annoverano diversi capolavori, il musicista pugliese Francesco Lotoro ha già dedicato trent’anni della propria vita, mettendo insieme un archivio di oltre 8000 partiture, 10 mila documenti multimediali e 3.000 fra pubblicazioni universitarie e saggistica sull’argomento compresa saggistica musicale prodotta nei Campi. Un lavoro di ricerca e di salvaguardia non ancora terminato; un immenso patrimonio culturale e umano di interesse mondiale per tutelare e valorizzare il quale Lotoro ha istituito, insieme ad altri soci, la Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria (ILMC) con sede a Barletta, alla quale andrà presto ad affiancarsi un vero e proprio hub di rilevanza internazionale, la Cittadella della Musica Concentrazionaria, che sorgerà nei rinnovati spazi della Ex Distilleria della cittadina pugliese: una superficie totale di 9.000 mq. che includerà il Campus delle Scienze Musicali (comprendente il Polo Nazionale della Musica Ebraica), una Bibliomediateca Musicale, il Museo dell’Arte Rigenerata, il Teatro Nuovi Cantieri, la Libreria internazionale del Novecento, un Hotel studenti, Caffè & Ristorante.

Con l’espressione musica concentrazionaria” si definisce appunto il corpus musicale che nei Campi di prigionia, transito, lavori forzati, concentramento, sterminio, penitenziari, POW Camps, Stalag, Oflag e Gulag – aperti da Terzo Reich, Italia, Giappone, Repubblica Sociale Italiana, regime di Vichy e altri Paesi dell’Asse, così come da Gran Bretagna, Francia, Unione Sovietica e altri Paesi Alleati in Europa, Africa coloniale, Asia, URSS, USA, America Latina e Oceania dal 1933 (apertura del KZ Dachau) al 1953 (morte di Josif Stalin e amnistia dei prigionieri nei Gulag) – è stato creato da musicisti discriminati, perseguitati, imprigionati, deportati, uccisi o sopravvissuti di qualsiasi estrazione professionale, artistica, sociale, religiosa, nazionale: ebrei, cristiani, Sinti e Roma e altri del popolo Romanès, Euskaldunak o del popolo basco, Sufi, Bahá’í, quaccheri, geovisti, comunisti, disabili, omosessuali, prigionieri civili e militari. In breve, può definirsi musica concentrazionaria la musica creata in cattività o in condizioni estreme di privazione dei diritti fondamentali dell’uomo; autentico Patrimonio dell’Umanità, essa è una delle più importanti eredità della Storia universale ricevute dalla fenomenologia deportatoria.

La ricerca musicale concentrazionaria – spiega Lotoro – “nutre l’ambizione di trasformare una immane catastrofe nella più grande possibilità che oggi l’uomo ha per migliorare l’arte, la musica, il pensiero creativo e le emozioni più profonde e insondabili dell’intelletto. Recuperare questa musica equivale a ricostruire scuole e ospedali distrutti dalla guerra, ripristinare processi educativi che si ritenevano irrimediabilmente compromessi da conflitto bellico e deportazioni”.

La musica proliferata nei Campi è incalcolabile in numeri e valori e le 8.000 partiture recuperate potrebbero un giorno rivelarsi una piccola parte di quanto creato durante gli anni che passano dall’ascesa del nazismo alla destalinizzazione dell’ex U.R.S.S. La storiografia musicale dovrà essere riscritta alla luce della nuova prospettiva offerta dal recupero della musica scritta in cattività fra l’apertura del primo Lager e la chiusura dell’ultimo Gulag. Bisogna non soltanto recuperare ma altresì riparare ed eseguire questo patrimonio musicale affinché sia restituito all’Umanità e possa riacquistare il posto che gli spetta nella Storia della Musica” – aggiunge Lotoro.

Esiste una energia che spinge i musicisti a far musica dinanzi al baratro della morte come i musicisti del Titanic che suonarono sino a poco prima che il transatlantico affondasse; mentre l’Europa affondava, spettava ai musicisti salvaguardare la civiltà. Come una cattedrale agli occhi di un architetto rivela segreti e codici invisibili alla maggior parte della gente – conclude Lotoro – così una partitura scritta in cattività rivela verità storiche diversamente difficili da trasmettere tramite diari o lettere. Abbiamo restituito dignità ai musicisti e alla loro musica scritta su quaderni, carta igienica, sacchi di juta, cartoline o tramandata a memoria mentre erano ancora sui treni; non è stato possibile salvare la vita di numerosi musicisti deportati ma abbiamo salvato la loro musica e ciò equivale ad avergli salvato la vita nel suo significato universale, metastorico e metafisico.